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MORPHEUS E’ IL DIO DEI SOGNI…

Sin da “Batman Begins” , primo grosso film commerciale affidato alla sua regia, è stato chiaro che Cristopher Nolan avrebbe fatto a meno delle tinte forti e della fotografia talvolta pop se non chitch, con cui  Joel Schumacher aveva pasticciato nei 2 precedenti capitoli dell’uomo pipistrello.

I colori a cui il regista di Inception attinge invece,  sono quelli dell’anima; i suoi film attraggono proprio perché nessun  altro autore come lui è in grado di indagare nell’ essere umano,  vivisezionandone talvolta le diverse componenti caratteriali e le differenti emozioni, dando soprattutto coerenza e credibilità  al male, di cui talvolta l’agiredi ognuno di noi può essere intriso,  talvolta giungendo persino a comprenderlo se non proprio a giustificarlo. E’ cosi’ che riesce a rendere  cattivi davvero credibili e non banali “villain” da dozzinale fumetto, personaggi come il mafioso Falcone del suo primo Batman o l’ineguagliabile Joker di The Dark Knight.

Quando nella vita ci chiediamo “perché esiste il male?” Nolan è in grado sempre di fornirci la risposta.

Quelli da lui descritti sono uomini perfettamente in bilico tra luce e ombra, in grado di macchiarsi e di scendere a compromessi più oscuri pur di inseguire il proprio ideale e i propri obiettivi scontrandosi talvolta con loro pari, come accade ad esempio in The prestige.

Anche in Inception l’ambiguità dei ruoli descritti regna sovrana.

Cobb il protagonista agisce completamente al di fuori della legge ma le ragioni che lo spingono ad accettare la missione di Saito sono più che pacifiche e comprensibili (egli infatti è ricercato per aver apparentemente provocato la morte della consorte e non può per questo metter piede nel suo paese e prendersi cura dei suoi 2 figli in tenera età). Lo stesso Saito appare inizialmente come un malvagio, ma in realtà commissiona a Cobb l’operazione all’interno della mente dell’affarista Fischer,  poiché come egli stesso recita “una sola persona che abbia il completo monopolio dell’energia è ciò di cui ha meno bisogno il nostro pianeta”.

Ma ciò che a mio parere stupisce più di tutte e rende davvero originale questo film (del resto mondi virtuali e proiezioni oniriche sono un tema sin troppo abusato nei recenti lungometraggi del filone fantascientifico) è la storia d’amore tra Cobb e  sua moglie Mal. Una storia unica, forte,  portata ai limiti della morbosità più assoluta (i due amanti addirittura giungono ad isolarsi dal resto del mondo e ne creano uno personale da condividere reciprocamente in fase r.e.m.) anche per le implicazioni che ha successivamente questo loro attaccamento. Infatti,  il protagonista, in ogni sua missione, si trova spesso a fare i conti con i propri sensi di colpa (per aver posto indirettamente fine al loro idillio amoroso e alla vita stessa della donna)raffigurati a livello del subconscio dalla sinuosa figura femminile che gli si proietta innanzi ostacolandolo.

Tali suggestivi incontri sono resi mediante trovate visive che talvolta assumono tinte persino horror (molto bella a riguardo la scena  in cui Ariadne, frugando nei ricordi di Cobb, visita in sogno la stanza dove quest’ultimo e la moglie avrebbero dovuto festeggiare il loro anniversario di matrimonio…)

Per il resto il film è un omaggio ad altri lavori cinematografici, da Matrix ai film di James Bond e in piu’ in generale all’arte vedi le litografie di Escher, senza però divenire mai banale.

Del resto Nolan è l’uomo che è stato in grado riportare in auge Batman e sono sicuro sarà ancora in grado di stupire con percorsi narrativi sempre imprevedibili che già dal suo debutto alla regia(Following e  il pluripremiato Memento) sono subito parsi evidenti.

Michele Pinto